IL FRANTOIO ECOLOGICO: QUANDO LA TECNOLOGIA FA TESORO DELL’ESPERIENZA MILLENARIA

Duemila anni di storia. È questo il punto di partenza dell’olivicoltura in Liguria, un’arte antica che nasce dall’esperienza millenaria e che ancora oggi si tramanda di padre in figlio nelle campagne liguri.
Due sono i fattori che caratterizzano il territorio della Val di Magra fin dall’antichità. La coltura dell’olivo, grazie alle condizioni climatiche favorevoli dovute alla vicinanza del mare e alla protezione dell’Appennino Tosco-Emiliano, e le vie di comunicazione: l’insediamento della colonia romana di Luni, grande porto mercantile dove avvenivano la maggior parte degli scambi commerciali via mare, e la Via Francigena, attraverso la quale, nei secoli, si sono avvicendati mercanti e pellegrini lungo tutta la penisola fino a raggiungere Canterbury.
Gli antichi Liguri conoscevano già l’olio, pilastro della cultura mediterranea, che veniva prodotto nelle colonie greche in Italia e commercializzato dagli Etruschi. La colonizzazione romana impose le prime forme di coltivazione dell’olivo. Proprio nel nostro territorio, in località Portovenere, troviamo i resti archeologici della villa romana del Varignano Vecchio, testimonianza di come la produzione e l’esportazione dell’olio fosse l’attività commerciale primaria del “fundus”.
Qui, secondo le prescrizioni di Catone, si dà avvio, nei primi anni del I secolo a.C., a una coltura pregiata e intensiva dell’olivo, che caratterizzerà la produzione dell’azienda agricola per oltre due secoli. Ma non solo. E’ noto dalle fonti che anche i noccioli venivano utilizzati nel ciclo di raccolta e produzione, affinché nessuna parte andasse sprecata. Raccomanda così Plinio: che tutti i procedimenti di lavorazione avvengano “ in frantoi caldissimi e al chiuso, col minore spostamento d’aria possibile, motivo per cui non bisogna tagliar legna in questi ambienti: a questo scopo va benissimo il fuoco che si ottiene dai noccioli stessi di oliva” (Plinio, Naturalis Historia, XV, 22).
Con la caduta dell’Impero Romano la coltivazione dell’olivo sopravvisse grazie alla tradizione bizantina fino all’invasione longobarda del 643 d.C. Attorno all’anno 1000, documenti medievali parlano di rinascenza dell’olivicoltura. Inizia allora un periodo di “selezione della specie” ma in Liguria la coltivazione rimane a lungo marginale, a causa della morfologia del territorio. La breve distanza che separa le coste dai rilievi montuosi ne rendeva difficile la coltivazione, fino alla nascita del  fenomeno del terrazzamento ad opera dei monaci Benedettini. Soprattutto dal XV° secolo, quindi, i terrazzamenti si sono sviluppati nella nostra regione, arrivando nell’800 alla massima espansione, determinando quelle peculiarità che sono divenute elemento qualificante del paesaggio ligure e che costituiscono oggi un patrimonio storico – culturale rilevante.
Paesaggio, quindi. Ma soprattutto cura e rispetto per l’ambiente. Il frantoio Lucchi e Guastalli come si può vedere da questa antica mappa sorge proprio dove si trovavano le più antiche coltivazioni olearie, ed è stato il primo in Liguria ad utilizzare un impianto caratterizzato da una gestione razionale dell’acqua e dall’ assenza di rifiuti oleari. Dopo l’estrazione dell’olio, il nocciolino di oliva viene recuperato quale combustibile ecologico e riutilizzato per il riscaldamento dell’acqua. La sansa residua viene invece destinata alla produzione di energia elettrica presso impianti a biogas.
Duemila anni di storia uniti dallo stesso obiettivo: ottenere un prodotto di grande qualità con il massimo rispetto per l’ambiente. Ecco perché, oggi come ieri, possiamo a ragione parlare di “Frantoio Ecologico”.